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Inchiesta DatiDati pubblici e verifica
Ambito A-01

Portali di dati aperti: come sono fatti e cosa contengono

Un catalogo di dati aperti non è un archivio: è un elenco di descrizioni che rimanda ai file pubblicati dalle amministrazioni. Capire questa differenza evita metà degli errori di reperimento.

Le informazioni descrivono l’organizzazione tipica dei cataloghi pubblici italiani ed europei. Non garantiamo la disponibilità, la completezza o l’aggiornamento di alcun dato specifico.

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1. Catalogo, raccolta e singolo file

Tre livelli vengono spesso confusi. Il catalogo è l’elenco delle descrizioni: dice che un certo dato esiste, chi lo pubblica e dove si trova. La raccolta è l’insieme dei file che compongono un tema, per esempio dodici file mensili di un anno. Il singolo file è l’unità su cui si lavora, con la sua struttura e le sue colonne.

La conseguenza pratica è che una ricerca nel catalogo restituisce descrizioni, non dati: prima di concludere che un’informazione non esiste bisogna verificare se è contenuta in una raccolta con un titolo diverso da quello cercato. Molti dati amministrativi compaiono sotto denominazioni burocratiche che non corrispondono al linguaggio comune, e la ricerca per parola chiave li manca sistematicamente.

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2. Il livello nazionale

In Italia il punto di accesso principale è dati.gov.it, che raccoglie le descrizioni dei dati pubblicati dalle amministrazioni centrali e locali secondo uno schema comune. La sua qualità dipende da chi alimenta le schede: alcune sono complete e aggiornate, altre rimandano a indirizzi non più attivi. Trovare una scheda è il primo passo, non la conclusione della ricerca.

Accanto al catalogo generale esistono gli archivi statistici di ISTAT, che seguono una logica diversa: non sono file amministrativi pubblicati come tali, ma elaborazioni statistiche con definizioni, classificazioni e note metodologiche proprie. Per una serie storica coerente l’archivio statistico è di norma preferibile a una ricostruzione fatta unendo file amministrativi di anni diversi.

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3. I cataloghi regionali e comunali

Molti dati utili a livello locale non arrivano mai al catalogo nazionale: restano nei portali regionali, nei sistemi informativi territoriali e nelle sezioni di trasparenza dei singoli enti. La copertura è disomogenea: due comuni vicini possono pubblicare lo stesso dato con strutture diverse, oppure uno solo dei due pubblicarlo.

Per un confronto fra territori questa disomogeneità va dichiarata, perché la mappa che ne risulta descrive anche la propensione a pubblicare e non soltanto il fenomeno. Quando i dati locali mancano, la strada resta la richiesta di accesso: un’informazione non pubblicata può essere comunque detenuta dall’amministrazione e ottenibile con una domanda circostanziata.

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4. Leggere la scheda descrittiva

La scheda contiene le informazioni che decidono se il file è utilizzabile: ente responsabile, copertura temporale e territoriale, frequenza dichiarata, data di ultimo aggiornamento, formato, licenza, eventuale nota metodologica. Un file senza copertura dichiarata è un file di cui non si conosce l’ambito: prima di usarlo va ricostruita dai dati stessi, contando i valori distinti di territorio e di periodo.

La frequenza dichiarata va confrontata con la realtà. Un dato annunciato come mensile e fermo da otto mesi resta utilizzabile, ma va presentato come fotografia a una certa data. La discrepanza fra frequenza promessa e aggiornamento effettivo è essa stessa un’informazione, e in alcuni casi è il vero contenuto della verifica.

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5. Licenze e condizioni di riuso

Accessibile non significa riutilizzabile. Le licenze aperte più diffuse consentono il riuso, anche in pubblicazioni, con l’obbligo di citare la fonte; altre aggiungono condizioni, per esempio l’obbligo di mantenere la stessa licenza sui dati derivati. Alcuni file pubblicati non hanno alcuna licenza indicata, e in quel caso il riuso richiede prudenza e, se possibile, una richiesta esplicita all’ente.

L’attribuzione non è una formalità: va scritta nel modo indicato dalla licenza, di solito con il nome dell’ente e l’indicazione della fonte. Nel registro delle fonti la licenza è una colonna obbligatoria, perché scoprire un vincolo a pubblicazione avvenuta significa dover rimuovere un contenuto già diffuso.

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6. Formati e interfacce

I formati testuali separati da un carattere sono i più duraturi e i più semplici da controllare; i fogli di calcolo sono comodi ma contengono spesso più tabelle in un unico file, con celle unite e righe di intestazione multiple che complicano l’importazione. I formati strutturati per la lettura automatica sono precisi ma richiedono attenzione alle gerarchie annidate.

Alcuni portali offrono interfacce che restituiscono i dati su richiesta. Sono utili per raccolte che cambiano spesso, ma introducono due variabili: la versione dell’interfaccia e i limiti sul numero di richieste. In entrambi i casi conviene salvare una copia locale del risultato, con data e ora dell’estrazione, perché un’interrogazione ripetuta il giorno dopo può restituire numeri diversi.

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7. Il confronto europeo

Per collocare un dato italiano in un contesto più ampio le tabelle di Eurostat sono il riferimento più comodo, perché applicano classificazioni comuni. Il contrappeso di questa comparabilità è la distanza dal dato amministrativo nazionale: le definizioni armonizzate possono includere o escludere casi che nella statistica italiana sono trattati diversamente.

La regola è non mescolare le due fonti nella stessa serie. Un confronto fra paesi si fa con la fonte armonizzata; un’analisi di dettaglio su un territorio italiano si fa con la fonte nazionale. Se entrambe compaiono nello stesso testo, va scritto esplicitamente quale numero viene da quale fonte e perché le due cifre non coincidono.

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8. Quando il dato non esiste

A volte la ricerca si chiude con un esito negativo: il dato non è pubblicato in alcuna forma. Prima di concluderlo, tre controlli: cercare denominazioni burocratiche alternative, verificare le sezioni di trasparenza dell’ente, controllare se un’elaborazione statistica copre la stessa grandezza con definizione diversa.

Se il dato davvero non esiste in forma pubblicata, l’assenza è un’informazione da raccontare: significa che nessuno misura pubblicamente quel fenomeno. La strada successiva è la richiesta di accesso, con la consapevolezza che un’amministrazione non è obbligata a produrre elaborazioni che non possiede, ma solo a dare i documenti che detiene.

Tabella di confronto

Quattro punti di accesso ai dati pubblici e i loro limiti
FontePunto di forzaLimite principaleUso tipico
Catalogo nazionaleCopertura ampia di enti diversiSchede disomogenee e collegamenti non sempre attiviIndividuare chi pubblica un certo dato
Cataloghi localiDettaglio territoriale fineCopertura molto disomogenea fra entiAnalisi su un singolo territorio
Archivi statistici nazionaliDefinizioni stabili e serie storicheAggregazione che nasconde il dettaglio localeTendenze nel tempo e confronti interni
Tabelle europeeClassificazioni armonizzateDistanza dalle definizioni amministrative nazionaliConfronti fra paesi

Elenco di controllo del reperimento

  • È stato cercato il dato anche con denominazioni burocratiche alternative.
  • La scheda descrittiva è stata letta prima di scaricare il file.
  • Copertura temporale e territoriale sono note o ricostruite dai dati.
  • La data di ultimo aggiornamento è registrata insieme alla frequenza dichiarata.
  • La licenza consente l’uso previsto e l’attribuzione è stata annotata.
  • Una copia intatta del file è conservata con data di estrazione.
  • Le fonti nazionali e quelle armonizzate non sono mescolate nella stessa serie.

Tre domande

Se un collegamento del catalogo non funziona, il dato è perduto?

Non necessariamente. Conviene cercare il file nel sito dell’ente che lo pubblica, nella sezione di trasparenza o in una versione precedente della pagina. Se non si trova, l’indisponibilità può essere oggetto di una richiesta di accesso all’amministrazione titolare.

Posso fidarmi della data di aggiornamento indicata?

È un’indicazione, non una garanzia. Va confrontata con il contenuto: se l’ultimo periodo presente nei dati è più vecchio della data dichiarata, la scheda è stata aggiornata senza che i dati lo fossero. In quel caso vale il contenuto.

Un file pubblicato senza licenza è riutilizzabile?

L’assenza di licenza non equivale a un’autorizzazione. Per i dati delle pubbliche amministrazioni esistono regole generali sul riuso, ma la valutazione va fatta caso per caso: nel dubbio conviene chiedere all’ente e, per pubblicazioni delicate, consultare un professionista qualificato.