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Inchiesta DatiDati pubblici e verifica
Ambito A-09

Riproducibilità: far tornare gli stessi numeri a chi ricontrolla

Un lavoro è riproducibile quando un’altra persona, con gli stessi file di partenza e le stesse note, ottiene gli stessi numeri. Non richiede strumenti particolari: richiede disciplina e poche regole fisse.

Descriviamo una prassi organizzativa. Non è una guida a strumenti specifici e non costituisce consulenza sulla conservazione dei documenti nel tuo contesto.

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1. Che cosa significa riproducibile

Riproducibile non vuol dire pubblico né automatizzato: vuol dire che il percorso dal file di partenza al numero finale è documentato in modo tale da poter essere ripetuto. Il criterio pratico è semplice: se fra sei mesi qualcuno chiede da dove viene una cifra, la risposta si trova negli appunti in pochi minuti, senza rifare il lavoro.

La riproducibilità riguarda anche chi ha fatto il lavoro. Senza note, dopo tre settimane non si distingue più il file originale dalla versione ripulita, non si ricorda perché alcune righe sono state escluse e non si sa quale delle tre versioni di un calcolo sia quella usata nel testo. Il beneficio principale è interno.

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2. Cartelle e nomi di file

La struttura minima usa cinque cartelle sempre uguali: materiale originale, copie di lavoro, calcoli, appunti, testo. La cartella del materiale originale non si modifica mai, ed è la regola che protegge da più errori di qualsiasi altra. Ogni fascicolo usa la stessa struttura, così l’orientamento non dipende dalla memoria.

I nomi dei file iniziano con la data in formato anno-mese-giorno, così l’ordine alfabetico coincide con l’ordine cronologico, e contengono l’ente di provenienza e una descrizione breve. Le versioni si distinguono con un numero progressivo: le parole finale, definitivo e ultimo perdono significato entro pochi giorni e producono errori di attribuzione.

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3. Dati grezzi intatti

Il file come è stato ottenuto va conservato senza alcuna modifica, insieme all’indicazione della provenienza e della data di acquisizione. Serve a due cose: verificare un dubbio confrontando l’originale, e ripartire da zero quando una trasformazione si rivela sbagliata. Sovrascrivere l’originale rende irreversibile qualsiasi errore di pulizia.

Nel caso di dati ottenuti da un’interrogazione, l’originale è il risultato salvato con data e ora e con i parametri usati: la stessa richiesta ripetuta il giorno dopo può restituire valori diversi, e senza il salvataggio non si può dimostrare quale versione stava alla base del testo pubblicato.

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4. Trasformazioni annotate

Ogni modifica ai dati si annota nel momento in cui viene eseguita, con tre informazioni: che cosa è stato cambiato, per quale motivo, quante righe sono coinvolte. Il conteggio delle righe è il controllo più economico che esista: dopo ogni passaggio il totale deve corrispondere a quello atteso, e uno scarto minimo segnala un effetto non previsto.

Il formato dell’annotazione conta poco: un file di testo semplice con una riga per operazione, in ordine cronologico, ottiene il risultato. Conta invece la contemporaneità: annotazioni ricostruite alla fine tendono a razionalizzare il percorso, eliminando proprio i passaggi incerti che sarebbe utile ricordare.

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5. Calcoli espliciti

In un foglio di calcolo la riproducibilità richiede tre regole: nessun valore incollato al posto di una formula, nessuna correzione manuale dentro una cella di dati, ogni parametro in una cella dedicata e richiamato dalla formula. Così un parametro cambiato una volta si propaga, e resta visibile quale valore è stato usato.

Il controllo minimo è il doppio calcolo con due strumenti diversi, confrontando i risultati cifra per cifra. Le differenze di arrotondamento si spiegano; quelle sostanziali indicano un errore da individuare prima di procedere. I risultati intermedi si conservano, perché servono a capire in quale passaggio si è introdotto lo scarto.

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6. Versioni e tracciamento

Le versioni servono a rispondere a una domanda precisa: quale file ha prodotto il numero pubblicato. Una numerazione progressiva con una riga di appunti per ogni versione è sufficiente. Le versioni superate non si cancellano fino alla scadenza fissata per l’archivio, perché una rettifica richiede di sapere che cosa diceva la versione precedente.

Il tracciamento vale anche per il testo: quando una scheda viene corretta, la versione precedente resta nell’archivio interno e la modifica viene annotata con la data. È la stessa procedura che questo sito applica alle proprie schede, descritta nel protocollo redazionale.

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7. Nota di metodo

La nota di metodo è la parte pubblica della documentazione: fonti con ente e data di consultazione, periodo e copertura, criteri di esclusione con il numero di righe coinvolte, formule usate, denominatori, limiti riconosciuti. Sta in poche righe e va pubblicata insieme al testo, non fornita su richiesta.

Non contiene ciò che non può essere diffuso: file di terzi non ridistribuibili, documenti con dati personali non necessari, dettagli che espongono persone. Il suo scopo è rendere il percorso ripercorribile a partire dalle fonti originali, non pubblicare l’archivio di lavoro.

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8. Riproducibilità come prassi di redazione

Una singola persona può essere ordinata per abitudine; una redazione ha bisogno di una prassi scritta, altrimenti ogni fascicolo ha una struttura diversa e il lavoro non è trasferibile. La prassi comprende: struttura di cartelle, formato dei nomi, registro delle fonti, obbligo di annotazione, doppio calcolo, revisione a due letture.

Il beneficio si misura nei momenti di difficoltà: quando arriva una contestazione, quando una persona lascia un lavoro a metà, quando una fonte aggiorna i dati e occorre capire se il numero pubblicato è ancora valido. In tutti questi casi la documentazione è la differenza fra rispondere nel merito e improvvisare.

Tabella di confronto

Pratica, impegno iniziale e beneficio
PraticaImpegnoBeneficio
Originale intatto in cartella separataNessunoQualsiasi errore di pulizia diventa reversibile
Nomi con data e provenienzaPochi secondi per fileOrdine cronologico automatico e attribuzione certa
Annotazione delle trasformazioniUna riga per operazioneRipresa del lavoro in pochi minuti dopo settimane
Conteggio righe dopo ogni passaggioUn controllo per operazioneIndividuazione immediata di effetti non previsti
Doppio calcoloRipetizione della formulaIntercettazione degli errori di formula
Nota di metodo pubblicataDieci righe di testoContestazioni trattabili nel merito

Elenco di controllo della riproducibilità

  • La struttura di cartelle è la stessa di tutti gli altri fascicoli.
  • Il materiale originale è intatto, con provenienza e data di acquisizione.
  • I nomi dei file iniziano con la data e indicano l’ente di provenienza.
  • Ogni trasformazione è annotata con motivo e numero di righe coinvolte.
  • I conteggi delle righe tornano dopo ogni passaggio.
  • Nessun valore è stato incollato al posto di una formula.
  • Il calcolo è stato ripetuto con un secondo strumento.
  • La nota di metodo è pronta per la pubblicazione insieme al testo.

Tre domande

Serve saper programmare?

No. Un foglio di calcolo usato con disciplina e un file di appunti in testo semplice bastano a ottenere la parte più importante del beneficio. Uno script rende il percorso più leggibile, ma la differenza decisiva la fanno le annotazioni.

Devo conservare tutti i file intermedi?

Conviene conservare i risultati intermedi principali, perché permettono di individuare in quale passaggio si è introdotto un errore. Per i file che contengono dati personali vale la minimizzazione: si conserva il necessario, per un tempo definito.

La riproducibilità obbliga a pubblicare i dati?

No. Le licenze possono vietare la ridistribuzione e alcuni documenti contengono dati personali. Si pubblica la nota di metodo, che descrive fonti e trasformazioni, e si conserva internamente l’archivio completo.